Allattamento, la mia esperienza

Dicevamo l'allattamento. Si in ospedale hanno da subito, e dico subito, insistito per attaccarla al seno. Io ero gia' assolutamente di questo avviso e ci ho provato. Tanto.
Ancora stordita dall'arrivo di questa piccolo miracolo di nome Flavia tra le mie braccia, le infermiere mi mostrano come attaccarla al seno. Al corso preparto erano stati esaustivi a riguardo e l'idea che non sarebbe stata una passeggiata mia aveva sfiorata in effetti. No, non e' naturale, no perche' sei donna non 'nasci imparata' e no, non e' detto che funzioni.
Nasce un bambino e nasce una mamma solo in quel momento, prima c'e' il vuoto, non importa quanto tu abbia letto. Anche il feeling tra te e il tuo bambino non e' automatico, siete due sconosciuti che dovete far conoscenza e soprattutto la piccola creatura deve imparare a fidarsi, a non avere paura, non sa cosa sia una mamma e che tu sia la sua. E' semplicemente spaventato, da tutto. Punto. Ero molto impaurita e intristita del fatto che, a causa del cesareo, non avessi potuto stringerla subito al petto, avevo paura che senza questo imprinting non si sarebbe creato un rapporto. Quanto mi sbagliavo! Il rapporto, almeno nella mia esperienza, e' qualcosa che si crea giorno dopo giorno, gesto dopo gesto fino a ritrovarsi innamorate l'una dell'altra. L'amore c'e' da subito, attenzione, ma poi si crea la coppia.
Sto divagando, lo so, ma era importante per me dirlo.
Torniamo all'allattamento. Eccola li, che cerca di trovare la via della tetta, ad occhi chiusi, con un istinto basico di sopravvivenza e niente piu', tu ne sai poco, lei meno di te.
Ci provi disperatamente, prima un seno poi l'altro, cambi posizione, segui le ostetriche e i loro consigli. Loro deliziose per tre giorni in ospedale hanno provato in tutti i modi ma Flavia ha fame, il latte e' poco forse, lei prova e riprova ma poi piange sempre disperata. Un seno a volte lo gradisce ma per l'altro ha proprio un rifiuto. Insisti, dicono. Passo tre giorni notte e giorno cosi', ma lei va nutrita e integriamo con il biberon. Piange ancora, le coliche, da subito (ma questo e' un luuuungo capitolo a parte). Finiamo l'ultimo giorno con sette, dico sette, tra infermiere e ostetriche intorno, che tenaci le spingono la testa sul mio seno. Basta! urlo a quel punto, e' una tortura per entrambe. E andiamo a casa, io e marito, spaventati e preoccupati. Io non voglio rinunciare, per il suo bene e per quella sensazione meravigliosa di unione e di amore infinito quando lei si nutre da me.
Frustrazione e tristezza. Per settimane continuiamo a provare ad ogni poppata per finire sempre di corsa a preparare il biberon, tra urla e pianti, suoi e a volte miei. Nel frattempo tiravo il latte tra una poppata e l'altra. In pratica un ciclo continuo senza soluzione di continuita'. La paura di non essere all'altezza, il senso di impotenza e, ora mi rendo conto, un conseguente baby blues dopo parto, sono i sentimenti predominanti di quei giorni bui. Signor marito e' fantastico, e' a casa in ferie per starci vicino, fa il possibile ma e' ancora piu' frustrato perche' non puo' aiutarmi.
Un giorno all'apice dell'ansia pago 100 euro ad una consulente per l'allattamento che mi da' consigli definiti 'talebani' dalla pediatra. No, cosi non riesco, bisogna pur vivere eh. Cambio consulente, scopro un fantastico servizio del consultorio che invia gratuitamente a casa un'ostetrica. Si, parliamo ma non si risolve nulla.
Dopo un mese circa di questa via crucis decido che e' abbastanza. Stiamo soffrendo sia io sia lei. Per cosa? Sarei una madre meno meritevole se non allattassi al seno? Se lei non vuole io cosa posso fare? Si, mi e' dispiaciuto, e molto. Ho sofferto ma da li ho voltato pagina, ho iniziato a gustare i momenti della pappa, in cui abbiamo iniziato a guardarci negli occhi, lentamente. Flavia ha iniziato a fidarsi, non era piu' un momento di lotta ma uno scambio: la mamma mi nutre, io vivo grazie a lei. Piano piano ci siamo rilassate e la famiglia e la serenita' ne ha giovato. Non voglio dare consigli a nessuno, perche' ognuno ha una storia che si puo' solo vivere in prima persona, voglio pero' rassicurare e dire che non si e' meno madri, ne' per il cesareo, ne' allattando con il biberon. Sono l'amore, la dedizione, la cura, la dolcezza, l'essere presenti che fa crescere una mamma, insieme al suo bambino. Love to all.

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3 pensieri su “Allattamento, la mia esperienza

  1. Concordo pienamente personalmente nn ho allattato xche il mio piccolo nn si attaccava al seno e nn ne vuoleva sapere..ho chiesto subito l aggiunta melo sono tirata x un mese il latte fino a quando è andato via….sono contenta x la decisione presa senza stress e ansia in un momento delicato quale l arrivo del bimbo

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