Come sono uscita dalla “bolla”


COMFORT ZONE, QUANTO SEI PERICOLOSA?

Nasciamo liberi, i bambini sono considerati adorabili anche quando dicono cose imbarazzanti, una risata sopra e si prosegue. Finchè non diventano abbastanza grandi e si inizia a insegnare loro che questo non si dice, questo è brutto e cattivo, se dici/fai così allora….

Tutti i sensi del bambino allora si allertano per far attenzione a cosa è giusto e cosa no, secondo le regole dei grandi e della società. E cominciamo a delineare  il nostro perimetro al di fuori del quale non ci sentiamo così sicuri, abbiamo paura di sbagliare.

All’interno del nostro perimetro facciamo entrare nel corso della vita tutto quello che ci rende tranquilli, che sappiamo fare, che non ci spaventa, le persone più simili a noi. Portiamo tutto nella nostra casetta  virtuale lasciando fuori quello che più ci è lontano, sconosciuto e potenzialmente pericoloso.

Non è il male assoluto ma quando diventa un limite, un problema? Nel mio  caso negli ultimi due anni  ma solo da qualche mese ne ho piena coscienza e lo sto combattendo e superando.

Come la belle addormentata mi sto risvegliando dal torpore. Gli ultimi anni, soprattutto in ambito professionale sono stati un vero e proprio frullatore. Sono stata sovra esposta a cambiamenti, nuovi contatti, dinamiche ambigue, e  continua incertezza su cui non potevo avere controllo. Un macro episodio durante vari mesi ha messo a dura prova la mia resistenza e il mio entusiasmo, ed è lì credo che ho esaurito le energie.


Pian piano senza accorgemene ho creato il mio riparo all’interno di questo vortice; come? Uscendo o preferendo parlare e frequentare poche e rassicuranti persone, evitando di uscire, di andare in nuovi posti, come  se mi pesasse, fosse faticoso anche fisicamente. Ad esempio durante una trasferta invece di stare con i colleghi potevo anche andare a dormire alle 9, ma perchè in quel momento  mi sentivo DAVVERO stanca: il fisico segue quello che la mente vuole! E sappiamo tutti che si fa molta più carriera e relazione durante una cena che faticando 10 ore al giorno davanti al pc no? Insomma sfuggivo alle regole del gioco.

Ci sono state delle conseguenze?

Molte. Apparte il giudizio degli altri,  e certo non essere la più richiesta della festa, le maggiori sono avvenute nella mia testa. Evitavo le situazioni che non conoscevo, i luoghi, le persone, il mio giro di amicizie si era ristretto molto, il cellulare non squillava più, i rapporti avvenivano via whattsup al massimo. Piano piano anche persone a cui tenevo si allontavano non sentendosi desiderate. E’ anche capitato di aver declinato inviti di mio marito a fare cose nuove, volevo solo essere lasciata nel mio mondo. Mi stavo difendendo.

Ma  avevo troppi strumenti di conoscenza dentro di me per non reagire prima o poi. Anni di studio e sviluppo personale, coach e letture si ribellavano dentro di me.

E questi strumenti mi stanno aiutando ad uscire fuori di nuovo, e ad abbattere i muri. Come? Semplicemente FACENDO quello che mi spaventa. E ppiù lo faccio e più diventa semplice, è come andare in palestra. Alla decima volta un nuovo esercizio non è più così difficile. Per me non c’è altro  metodo. Agire. Ho creato questo blog e la presenza sui social mettendomi in gioco, raccontando di me, mostrandomi (quando passerò ai video sarà veramente l’apice :), ho ricominciato a chiamare, ad uscire invece di usare solo wahttsup. E le persone, sorpresa, erano lì ad aspettarmi!  Ho ripreso a frequentare un corso in cui ci si mette molto in gioco, il corso preparto è stata un’altra occasione per conoscere nuove persone e parlare di me, e più di tutti mi sto lanciando in un nuovo progetto professionale con la mia dolce metà, al settimo mese di gravidanza, se questo non è lanciarsi fuori della comfort zone!

La ricetta magica non esiste, bisogna fare, solo facendo e andando oltre noi stessi possiamo suerare i limiti che ci auto poniamo, possiamo crescere, evolverci e guardare indietro vedendo che i muri sono ormai delle strisce pedonali.

 

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